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Terzo tempo : invecchiamento sano ed attivo

Sevizi per anziende ed enti.jpg
Anziani che danzano

"A che somiglia quest'età? Alla risalita di un bosco in montagna.

 

Nel fitto delle conifere entra poca luce, vedo giusto quello che sta stretto intorno, ma verso l'alto si diradano, si aprono radure. C'è luce.

 

In questa età dalla cima del bosco vedo lontano." 

​​

 (Erri De Luca dal libro "L'età sperimentale")

Destinatari

Over 65 desiderosi di intraprendere un percorso di prevenzione legato al benessere psico-fisico. L’invecchiamento attivo è stato definito dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2002 come "il processo di ottimizzazione delle opportunità di salute, partecipazione e sicurezza per migliorare la qualità della vita delle persone che invecchiano.                                                                                                                                         

 

Cosa imparerai

Azioni di promozione dell’invecchiamento positivo e attivo, portando uno sguardo nuovo su questa particolare età della vita. Una serie di incontri di sensibilizzazione sugli stili di vita sani:

  • Invecchiare bene si può! Invecchiare è un’arte: cambiare prospettiva per riconoscerne le potenzialità.

  • Buone prassi per un invecchiamento generativo. L’importanza di uno stile di vita sano per un invecchiamento attivo e positivo: fattori di prevenzione.

  • Palestra per la mente. La memoria: cosa cambia con l’invecchiamento? Come possiamo potenziarla?

 

Modalità

 

Il percorso, basato su incontri laboratoriali di 2 ore ciascuno, può essere richiesto da aziende, associazioni, gruppi, amministrazioni comunali, enti del terzo settore.

​​

"Chi" è cura? L'invecchiamento spiegato ai bambini

Bambini con domanda Chi è cura?

"Chi è cura?" invita a riflettere sulla cura non come semplice azione o tecnica, ma come relazione profondamente umana.

 

Prima di essere un “cosa” da fare, la cura è un “chi”: il “chi” che cura e il “chi” che è curato.

Non è solo un’azione, ma una relazione tra soggetti. Cura è l’intreccio di due umanità che si riconoscono nel bisogno e nella responsabilità reciproca. Non esiste cura senza qualcuno che la doni e qualcuno che si lasci toccare.

(Silvia Spolti)

Destinatari

Scuole, biblioteche, associazioni, amministrazioni comunali, enti del terzo settore.                                                                                          

Cosa imparerai

 

Fin da quando veniamo al mondo dobbiamo prenderci carico del compito stesso dell’esistenza ossia della cura, di noi e degli altri: l’esistenza è cura. Prendersi cura degli altri vuol dire fare i conti non solo con la responsabilità dell’esistenza propria, ma anche di quella degli altri.

“Chi è cura?” è un percorso formativo che, a partire dalla lettura di romanzi, storie, poesie ed albi illustrati, affronta temi legati al prendersi cura e all’invecchiamento, in un percorso di crescita emotiva e cognitiva per bambini, ragazzi e giovani, al fine di stimolare riflessioni su emozioni, sfide e comprensione del mondo.

 

Modalità

 

Percorso personalizzato sulla base delle esigenze del cliente.

La milonga della cura

Ballerini Tango

“Quando i
passi si armonizzano, il prendersi cura diventa bellezza”

(Silvana Marin)

Destinatari

Tutte le figure professionali coinvolte nei servizi per anziani: responsabili e coordinatori dei servizi, medici, assistenti sociali, operatori assistenziali, infermieri, fisioterapisti, educatori, terapisti occupazionali, addetti ai sevizi generali e amministrativi.                                                                                                                    

 

Cosa imparerai

Proposta formativa che, a partire dal tango, permette agli operatori di ogni settore di riflettere sulle proprie modalità comunicative e relazionali, sia con i colleghi (spesso il lavoro di cura e di assistenza viene svolto “in coppia”) sia con l’anziano.

Nel tango il tocco e il passo sono leggeri, la stessa leggerezza che dovremmo avere nel momento in cui entriamo nel mondo dell’altro, soprattutto quando questo altro è l’anziano fragile. Nel tango c’è qualcuno che invita e qualcuno che accetta l’invito: nulla viene imposto.

 

Nel tango, come nel gesto di cura, si rispettano i ritmi e i tempi dell’altro. Si lascia all’altro lo spazio per compiere i suoi “adorni”: attendo, senza fretta, che l’altro compia le azioni a suo modo, al suo ritmo, senza interferenze. Non serve un corpo “specializzato”: ci accetta così come siamo e noi accettiamo e accogliamo l’altro così come è.

 

Nel tango e nella cura le parole non servono, anzi è regola fondamentale che durante il ballo non si parli: si comunica con il corpo e si impara il silenzio. Si procede insieme, senza appoggiarsi, senza usare la forza, senza sostenere: è questione di equilibrio e armonia. Infine, c’è parità di ruolo: l’efficacia del ballo (della comunicazione) nasce dallo scambio tra l’intenzione comunicata e la sua intuizione. È uno scambio comunicativo che si fonda sulla cooperazione.

 

Usando il tango come strumento (non come fine) del processo formativo è possibile portare gli operatori coinvolti a riflettere su una serie di parole chiave che fanno parte del lavoro di cura: fiducia, tocco, rispetto, tempo, ritmo, silenzio, corpo, sguardo, spazio, possibilità.

Modalità

 

Percorso personalizzato secondo le esigenze del cliente​

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